Un Disco d’Oro può essere mixato tutto In The Box?

 

Innanzitutto partiamo dalla definizione: mixare In The Box significa processare tutti i file audio in digitale tramite una Digital Audio Workstation (come ad esempio Avid Pro Tools o Apple Logic Pro), senza mai passare il segnale in uno strumento analogico. Insomma, non si usa un banco come un SSL o un Neve (valore di mercato per 48 canali circa 80k) ma semplicemente un PC (prezzo del nuovo a partire da 1k).

Postazione di produzione In The Box

Alcuni brani famosi mixati ITB? Happy di Pharrell Williams, Request Line dei Blackeyed Peas ft. Macy Gray, Alabo di Enrique Iglesias, Miss Independent di Kelly Clarkson.

Nella storia della discografia sono diversi i grandi fonici che hanno svolto lavori destinati al mainstream completamente In The Box, uno fra tutti il Sig. Andrew Scheps che, durante un intervista a Pensado’s Place (#218), dichiara di lavorare ormai 100% in questa modalità, soprattutto per la sua versatilità a fronte di modifiche post-mix finale.

[Esatto.. esiste una fine del mix, ed esiste un mix post mix finale, come se schiarire leggermente un tom portasse al Disco d’Oro.]

Quali sono i vantaggi del mix In The Box ?

1- Velocità di Recall. I clienti, come appena anticipato, richiedono spesso modifiche e revisioni successive alla chiusura del mix. Soddisfare queste richieste diventa scomodo per chi lavora in analogico: un banco tiene in memoria le impostazioni dei setup, ma ripristinarle significa muovere un potenziometro alla volta finché, con precisione, tutto è tornato nella posizione salvata in precedenza. Insomma, su un banco con 48 canali, per circa 30 potenziometri per canale… non è semplice quanto cliccare “Apri -> Recenti” in una Workstation.

Solid State Logic console a 56 canali

2- Facilità di condivisione project. Una DAW (Digital Audio Workstation) permette a diverse persone di mettere mano alla stessa sessione in diverse fasi del lavoro, agendo sugli stessi plug-in e settaggi da postazioni di lavoro sparse ovunque per il mondo. Basta inviarsi il file del progetto. Così, ad esempio, è possibile far lavorare il miglior fonico di mastering sul proprio prodotto semplicemente inviandogli una mail con allegato.

3- Costanza. Le macchine analogiche, a differenza di quelle digitali, utilizzate in momenti diversi possono rispondere in modo diverso. Scheps, parlando di un’esperienza passata, dice: “…ci siamo accorti che i mix esportati nel pomeriggio presentavano alcune differenze rispetto agli stessi mix esportati la mattina. In quella zona di Los Angeles, in determinati orari, c’era qualcosa nella rete elettrica che causava una caduta di tensione e quindi le macchine analogiche suonavano peggio”. Pensate quando può essere sconveniente mantenere il banco fermo 5 ore per aspettare l’orario giusto per esportare!

La qualità dell’analogico è unica nel suo genere? Beh, parlando con Russell Cottier, Scheps ha palesato che ormai la qualità del processamento digitale ha sostanzialmente raggiunto quella dell’analogico. Vero o falso? Difficile contraddire proprio lui, ma se avete un’opinione a riguardo siamo curiosi di leggerla nei commenti qui sotto.

Andrew Scheps al Punkerpad West Recording Studio

Bisogna comunque sottolineare che la gestione delle idee durante il mix analogico può essere trasferita sul digitale solo se si ha piena consapevolezza di ciò che portava ad essere efficace l’operazione fatta sull’analogico. Per essere più chiari: se sul banco analogico è possibile saturare leggermente un suono per renderlo più ricco spingendo il gain, lo stesso si può fare in digitale, ma solo se si conosce il procedimento in grado di replicare fedelmente il risultato. Insomma non tutte le distorsioni sono uguali, ci sono dei principi alla base che vanno rispettati, sia che si lavori su un banco che su un controller.

 

Softube Console 1 – Punto di incontro tra Workflow analogico e flessibilità digitale

Apriamo una parentesi veloce:  un tempo i fonici facevano passare i suoni all’interno di molte macchine connesse tra loro che formavano la catena di processamento (compressori, EQ etc). Il problema principale con cui dovevano interfacciarsi era il rumore di fondo (in gergo “fruscio”), presente sia nella catena di registrazione che nella riproduzione del nastro su cui si effettuava l’incisione. Ciò implicava che manipolare il timbro o la dinamica del segnale proveniente dal supporto magnetico avrebbe rischiato di accentuare maggiormente il rumore di fondo presente nel segnale stesso (insomma, per quanto tu lo possa coprire col bianchetto, un errore di scrittura su un foglio bianco si vedrà sempre, e se esageri col bianchetto finirà  per vedersi ancora di più). Nonostante la tecnologia attuale abbia ridotto notevolmente il problema, la maggior parte dei fonici, ancora oggi, ritiene che buona parte del lavoro debba essere fatto durante la registrazione, per creare e raggiungere fin da subito il suono desiderato e affrontare il processo di mix partendo già dai giusti presupposti, senza bisogno di compromessi.

Di sicuro uno dei vantaggi dell’analogico è che avendo davanti un gruppo di fader e potenziometri sempre pronti all’uso e sempre disposti nello stessa modo, il lavoro è immediato e veloce. È impossibile essere così immediati anche in digitale, ma ci sono degli escamotage che permettono di velocizzare il workflow per essere ugualmente efficienti, ad esempio: nominare e colorare le tracce, ordinarle sempre allo stesso modo per individuarle immediatamente nella sessione, preparare dei template per il routing che permettano di avere assegnato agli stessi bus sempre l’effetto o il processamento corrispondente ed infine usare gli shortcut.

Sessione di Logic Pro X

Insomma, lavorare bene (e fare il Disco d’Oro ovviamente) In The Box è possibile ed alla luce dei passi da gigante fatti dalla tecnologia negli ultimi anni possiamo dire che scegliere l’analogico piuttosto che il digitale è per lo più una scelta di stile. In entrambi i casi bisogna comunque adottare qualche accorgimento proveniente dal secolo scorso che conserva fedelmente la sua efficacia, ed avere una grande consapevolezza di ciò che si sta maneggiando.  Di sicuro un ruolo importante lo ricopre l’idea che sta alla base di ogni prodotto, unitamente alla capacità e competenza del fonico di ottenere quello che vuole con i propri strumenti, in modo da soddisfare a pieno qualsiasi esigenza artistica.

 

1brano x 2mix = 2brani

 

“In occasione del ventesimo anno di pubblicazione dell’album “Nevermind”‘ dei NIRVANA, la Universal Music  presenta una re-release che conterrà materiale mai sentito prima come b-side, mix alternativi, sessioni radio, rarità in studio e registrazioni dal vivo e un intero concerto tenuto a Seattle nel 1991.”

Ecco la versione originale di “Smells like teen spirit”, ed ecco quella  alternativa !

Con questo incipit hanno aperto, ormai qualche anno fa (precisamente nel 2011), diverse riviste musicali e siti dedicati al grunge (ma non solo), palesando tra le righe qualcosa che spesso viene dato per scontato. Non sappiamo quanti di voi lettori abbiano mai ascoltato questa re-release dei Nirvana, ma vi assicuriamo che le differenze tra l’originale e il mix alternativo sono rilevanti. Da ciò abbiamo preso spunto ed abbiamo deciso di mostrare, in questo articolo, come sia possibile cambiare l’impatto di un brano adottando alcuni accorgimenti semplici, e molto efficaci, durante il mix.

Prenderemo in analisi due diversi mix del brano “Il mondo dei pensieri” dall’album Il Corponauta del gruppo prog Il Paradiso degli Orchi, realizzati da due fonici diversi (rispettivamente Giorgio Reboldi dello studio AltreFrequenze di Brescia e Roberto Vigo dello studio Zerodieci di Genova – ringraziamo entrambi per la collaborazione).

 

MIX 1

Questa versione del brano è stata mixata in modalità ibrida analogico/digitale, svolgendo parte del processamento su Pro Tools e parte con outboard e banco analogico. Per rendere più strong il brano è stato privilegiato l’impatto sonoro rispetto alla definizione dei singoli suoni. In generale si è lavorato con attenzione sui suoni distorti, valorizzandoli o addirittura distorcendo elementi che originariamente non lo erano. In questa versione sono state enfatizzate le chitarre soprattutto nella parte media, saturati la voce e il basso con un overdrive e valorizzato il solo di synth durante lo strumentale (sia nell’equalizzazione che nel livello) per la sua caratteristica di aggressività. Per ottenere la sonorità desiderata è stata inserita un’ulteriore distorsione parallela sul master per arricchirlo di armoniche.

 

MIX 2

Il mix si presenta nitido e preciso, con suoni che occupano uno spazio ben definito e la voce risulta chiara e leggermente in fuori rispetto alla componente strumentale (come spesso accade nei mix “all’italiana”). Abbiamo quindi una voce “più avanti” e arricchita da un effetto di modulazione, i piatti della batteria sono più chiari e nel timbro dei tom è stato valorizzato l’attacco. Le chitarre hanno un’enfasi maggiore sulle frequenze medio alte che ne valorizza la componente più pulita, facendole emergere maggiormente nella parte strumentale anche per un diverso bilanciamento rispetto al livello del synth.

 

Ecco quindi dimostrato come, con un po’  di attenzione, sensibilità e dedizione verso i dettagli, si possano confezionare brani vestendoli di abiti diversi, anche se provenienti tutti dallo stesso gomitolo. Ovviamente non esiste un mix giusto e uno sbagliato, le interpretazioni che vengono date dai fonici rispettano da un lato la loro stessa sensibilità verso quel brano o addirittura verso l’intero progetto e dall’altro le linee guida che la band ed il produttore artistico forniscono per esprimere al meglio ciò che quel prodotto vuole comunicare.

 

 

Da registrazione in home studio a mix in pro studio (esempi audio)

Nelle vesti di Studio di Registrazione Professionale capita di lavorare sia su prodotti incisi nelle nostre sale di ripresa, sia su una vasta gamma di stems (o tracce) provenienti da una vasta gamma di brutti posti nel mondo. Ovviamente noi non abbiamo paura di niente.

Partendo dal presupposto che ci sono persone del tutto in grado di fornire una registrazione fatta come si deve, bisogna essere consapevoli che sono la minoranza, e da ciò la nascita di questo articolo: daremo qualche dritta utile a far un buon lavoro di registrazione at Home e anche una breve dimostrazione di come può diventare una traccia home dopo un trattamento pro in studio.

Registrazione

In una sala non professionale un grosso problema è rappresentato da componenti sonore indesiderate riprese dai microfoni, provenienti da risonanze e riflessioni del suono su superfici non ottimizzate acusticamente. Per quanto ricoperto da cartoni di uova, sarà comunque meglio che un ambiente sgradevole non “parli” nella vostra incisione.

Migliore è la qualità della ripresa e più semplice sarà fare un ottimo mix. Se volete approfondire l’argomento registrazione vi invito a leggere questo nostro articolo: 5 classici errori di registrazione in home studio .

 

Mix

  • Il basso viene molto spesso registrato direttamente dall’uscita dello strumento. Per ottenere un suono più ricco ed efficace nel mix è possibile eseguire un Reamping, ovvero inviare il segnale acquisito in precedenza ad un amplificatore per basso mediante un apposito collegamento, predisporre i microfoni e registrare il suono emesso dagli altoparlanti. Questo processo è il nostro preferito e, onestamente, conserva in sé anche un po’ di nobiltà. Esistono anche altre tecniche per ottenere lo stesso tipo di risultato, come l’utilizzo di simulatori di amplificatori oppure di distorsioni armoniche opportunamente miscelate al suono originale.

Originale:

Processato:

  • Come si sente dal primo audio qui sotto, la ripresa di prossimità, nonostante sia utilizzata come soluzione a problematiche di ambiente, può portare con se delle spiacevoli conseguenze, ovvero un’eccessiva enfatizzazione delle basse frequenze, causata da quello che viene appunto nominato effetto prossimità. Durante il mix una buona gestione del low end permette di rendere più definito il suono di ciascuno strumento, evitando il mascheramento e la concentrazione di eccessiva energia sulle basse frequenze.

Sulle nostre chitarre, dopo aver equilibrato la parte bassa, ci sembrava che il suono fosse ancora un po’ troppo scuro. Per renderlo più aperto abbiamo recuperato armoniche usando un harmonic exciter.

Se necessario, un buon denoiser aiuta sempre laddove ci siano fastidiosi rumori di fondo!

Originale:

Processato:

  • Una problematica che si può riscontrare sulla batteria è una scarsa simmetria degli overhead, ovvero i microfoni dedicati alla ripresa dei piatti e del kit nel suo insieme. Nel primo audio qui di seguito la cassa ha una posizione abbastanza centrale, mentre il rullante è decentrato verso destra. Di per sé come posizione sarebbe ragionevole, soprattutto pensando a come solitamente vengono disposti gli elementi che compongono il kit, ma in fase di ripresa dovrebbe essere compensata da un adeguato posizionamento dei microfoni per fare in modo che, sia la cassa che il rullante, possano risultare centrali così come vuole la tradizione dei mix pop e rock. In questo caso, quindi, abbiamo dovuto restringere e ricentrare l’immagine stereofonica degli overhead, nonché filtrarne la parte bassa, per fare in modo che sia cassa che rullante risultino il più possibile centrali. Questa posizione nel complesso poi verrà definita più compiutamente una volta aggiunto il suono proveniente dai microfoni dedicati alla ripresa di ciascuno di questi elementi.

Originale:

Processato:

Mix finale:

Dopo questi step intermedi nei quali vi abbiamo mostrato, o meglio fatto sentire, quali accorgimenti si possono applicare in fase di mix, vi forniamo un ascolto complessivo così da poter comprendere davvero fino a dove si può arrivare partendo da una registrazione fatta a casa. Ovviamente non vi possiamo svelare tutti i segreti, effetti e magie fatte sulle tracce, ma se volete venire a trovarci saremo ben felici di lavorare al massimo anche per il vostro disco! 😉

Originale:

Processato:

 

Grazie per aver letto il nostro articolo. Se hai domande o chiarimenti non esitare a contattarci, risponde il nostro fonico!!

 

5 classici errori di registrazione in home studio.

Ok, ormai la musica si può fare ovunque, basta un computer e una scheda audio ed il gioco è fatto (siamo quasi stufi di sentirlo dire). Si può registrare bene, sia a casa che in esterna, comporre bene, sia con una tastiera midi che con i tasti del pc, ascoltare bene (grazie al dogma “ho speso 2500 euro di casse, ora le metto in taverna e faccio il disco d’oro”)… insomma si può fare tutto bene anche a casa, MA NON BENISSIMO! (parafrasando qualcuno che gira in radio in questo periodo).

Essì, perchè registrare non significa solo mettere un microfono davanti ad uno strumento, comporre non significa solo unire rettangolini su una griglia e per lavorare ad un certo livello non bastano delle casse expensive, serve l’ambiente adatto e una manciata di altri fattori!

Quindi, qui di seguito, cercheremo di fare chiarezza su alcuni errori che spesso vengono commessi in registrazione e lo faremo per tutti coloro che, con tanta buona volontà, hanno intenzione di incidere qualcosa a casa, magari poi commissionando ad uno studio professionale la parte di mix o di mastering (processi che risultano tanto efficaci quanto è migliore l’incisione iniziale).

 

Per una registrazione in home studio (attrezzato o meno) non si può non prestare attenzione a:

  • AMBIENTE DI RIPRESA: le caratteristiche originali del suono da riprendere sono fondamentali. Oltre al suono emesso dalla sorgente, dobbiamo considerare anche la risposta dell’ambiente in cui viene generato, il suono della stanza, il riverbero. Se l’ambiente non è stato trattato acusticamente, il suo riverbero e le sue risonanze potrebbero compromettere il suono ripreso, in modo tale da rendere molto difficile la correzione di questi difetti in fase di mix. Bisogna inoltre considerare eventuali rumori ambientali che potrebbero essere catturati insieme alla sorgente, ad esempio il rumore della ventola del computer con il quale stiamo registrando.

  • POSIZIONE DEL MICROFONO: per ridurre al minimo le problematiche appena illustrate è pratica diffusa svolgere riprese posizionando il microfono molto vicino alla sorgente. Questo può comportare alcune spiacevoli conseguenze, come un marcato effetto prossimità (ovvero un’enfatizzazione delle basse frequenze) che, ad esempio nella voce, può portare all’eccessiva presenza di energia sulle consonanti plosive (“P”,”B” etc).  Altra conseguenza può essere la ripresa di un suono non equilibrato dal punto di vista timbrico: spesso gli strumenti emettono un suono diverso in punti diversi della propria struttura, quindi il timbro potrebbe risultare non equilibrato nel caso in cui il microfono non sia posizionato con sufficiente accortezza. Ad esempio: la chitarra acustica emette in prevalenza frequenze medio-basse nella zona della cassa e frequenze medio-alte nella zona del manico, per cui bisognerà utilizzare un posizionamento del microfono che riesca a rappresentare queste caratteristiche in modo equilibrato.

  • REGISTRARE CON IL RIVERBERO: spesso capita di voler registrare lo strumento (in particolare chitarre e tastiere) utilizzando il riverbero presente nel setup utilizzato dal musicista, magari perché viene ritenuto già adeguato per essere utilizzato nel mix finale. Una delle problematiche che ne possono scaturire è la difficoltà di gestione nel mix stesso della presenza e della spazializzazione del suono in questione, soprattutto se il riverbero applicato risulta eccessivo. In generale è consigliabile registrare il suono senza riverbero ed in seguito ricostruirlo in fase di mix, anche, eventualmente, sulla base delle caratteristiche dell’effetto di riferimento presente nel setup di partenza del musicista.

 

  • PENSARE CHE TUTTO SI POSSA SISTEMARE DOPO: spesso si è portati a credere che qualsiasi suono possa essere modificato e migliorato in fase di mix, indipendentemente dalle sue caratteristiche iniziali. È vero, utilizzando gli strumenti adeguati si ha un discreto margine di manovra, ma per ottenere un ottimo suono finale la fase di ripresa è fondamentale. In essa bisogna innanzitutto scegliere lo strumento adeguato per la parte da registrare e verificarne la corretta accordatura. In seguito va curato con attenzione il microfonaggio per ottenere fin da subito un suono che sia il più possibile vicino a quello che vorremo utilizzare nella fase di mix. Non tutti i difetti sono completamente correggibili: forse un suono compromesso potrebbe risultare “ok” a fine lavoro, ma essere comunque molto lontano da quello ottenibile con una ripresa più adeguata.

 

  • SELEZIONE DELLE TAKE: molto importante per la buona riuscita di un prodotto è anche la selezione delle take da utilizzare. A volte si valuta esclusivamente la correttezza dal punto di vista dell’intonazione o del tempo, ma vengono tralasciati altri aspetti importanti come la dinamica, il mood della performance, la coerenza dell’esecuzione quando vengono montate take diverse. Anche semplicemente come e dove viene eseguito un taglio può determinare quanto poi “funzionerà” quella singola traccia nel mix finale.

 

 

Insomma, concludendo,  l’evoluzione del settore digitale ha permesso al settore discografico di svilupparsi in funzione della self-production. Cerchiamo di acquisire un po di sano know-how per far si che studi pro e home studio possano cooperare nel miglior modo possibile.