Singolo o doppio? L’eterna lotta a colpi di pedale!

“No, ne basta uno per fare tutto quello che mi serve”, “senza come faccio andare veloce?”, “per il genere che faccio non me ne faccio nulla”, oppure “io il doppio lo uso sempre”…

Tra i vari dibattiti filosofici che impegnano la mente di noi batteristi, quello del singolo o doppio è sicuramente nella Top 5 dei più accesi. Una “problematica” che si divide in amore e odio, delineando molto chiaramente le due fazioni e, purtroppo, distinguendo in quali generi è utilizzabile e quali invece è categoricamente proibito, manco avesse la peste.

Generalmente, quando si pensa al doppio pedale si pensa subito al Metal e tutti i sottogeneri più o meno estremi; al rock, ma non sempre perché i puristi potrebbero fare l’esempio del sempre-nei-nostri-cuori John Bonham, che col suo piedino riusciva a scaricare una mitragliata di note che in confronto il Kalashnikov non era molto di più di una pistola ad acqua, e quindi per rock s’intende il progressive dove tutto è lecito. E poi? Basta! Basta perché nel jazz non è concepibile, nel funk ancora meno, nel pop forse all’interno di una barzelletta. Insomma, stando a vedere, sembra che l’utilizzo del doppio pedale sia più che altro una questione di genere musicale.

Ma facciamo un passo indietro e cerchiamo di capire perché questo oggetto infernale è stato progettato. Il doppio pedale nasce per un’esigenza puramente pratica: portarsi appresso due casse era alquanto scomodo, e se aggiungiamo le difficoltà di doverle intonare perfettamente e calibrare i due pedali in maniera identica per il buon esito della performance, la faccenda cominciava a diventare davvero complicata. La doppia cassa rimaneva quindi un lusso che solo i big potevano permettersi.

Allora il vero nemico a cui dobbiamo rivolgere il nostro dito accusatore non è il doppio pedale, che non è nient’altro che una conquista tecnologica, bensì la doppia cassa! E chi ha avuto una mente così diabolica da concepire un’idea che ancora oggi porta a numerose battaglie nel mondo batteristico?

La risposta la troviamo intorno agli anni ’30-’40 del secolo scorso nell’idea di un certo Luigi Paulino Alfredo Francesco Antonio Balassoni (ancora una volta noi italiani siamo stati i pionieri), conosciuto con lo pseudonimo di Louie Bellson, un batterista che ha contribuito alla registrazione di circa 200 album lavorando con i grandi della musica, apportando una crescita e un’evoluzione del nostro amato strumento. Provate a indovinare che genere suonava principalmente? Ebbene sì: il Jazz. L’inventore della doppia cassa e successivamente del doppio pedale era un jazzista. Ironico.

Da Louie Bellson in poi la doppia cassa venne vista come qualcosa di necessario per potersi esprimere con soluzioni ritmiche originali, dando un colore che poteva risultare inaspettato ma che caratterizzava il brano.

Tra i grandi artisti che hanno utilizzato la doppia cassa, senza entrare nel contesto metal, potrei citarvi Keith Moon, Ian Paice in “Fireball” e il grandissimo Billy Cobham (vi consiglio di prendere in esame il suo utilizzo ascoltandovi il brano “Quadrant 4”); tra i batteristi più moderni non posso non citare Gavin Harrison che utilizza il doppio pedale anche in contesti meno estremi, come nel funk e nel jazz.

Il punto, caro lettore, è che non esiste il concetto di giusto o sbagliato, ma solo l’utilizzo intelligente; non possiamo permetterci di ragionare per compartimenti stagni perché la storia ci ha insegnato che le cose non stanno così.
Forse è arrivato il momento di disfarci delle etichette e cominciare a valutare ed apprezzare la musica nel suo insieme. Ricordiamoci che i nostri strumenti musicali sono solo dei mezzi, quello che conta davvero sono le idee.

PS. Se vuoi approfondire l’argomento partecipa al workshop dedicato che si terrà presso lo studio di registrazione AltreFrequenze di Brescia!


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Da registrazione in home studio a mix in pro studio (esempi audio)

Nelle vesti di Studio di Registrazione Professionale capita di lavorare sia su prodotti incisi nelle nostre sale di ripresa, sia su una vasta gamma di stems (o tracce) provenienti da una vasta gamma di brutti posti nel mondo. Ovviamente noi non abbiamo paura di niente.

Partendo dal presupposto che ci sono persone del tutto in grado di fornire una registrazione fatta come si deve, bisogna essere consapevoli che sono la minoranza, e da ciò la nascita di questo articolo: daremo qualche dritta utile a far un buon lavoro di registrazione at Home e anche una breve dimostrazione di come può diventare una traccia home dopo un trattamento pro in studio.

Registrazione

In una sala non professionale un grosso problema è rappresentato da componenti sonore indesiderate riprese dai microfoni, provenienti da risonanze e riflessioni del suono su superfici non ottimizzate acusticamente. Per quanto ricoperto da cartoni di uova, sarà comunque meglio che un ambiente sgradevole non “parli” nella vostra incisione.

Migliore è la qualità della ripresa e più semplice sarà fare un ottimo mix. Se volete approfondire l’argomento registrazione vi invito a leggere questo nostro articolo: 5 classici errori di registrazione in home studio .

 

Mix

  • Il basso viene molto spesso registrato direttamente dall’uscita dello strumento. Per ottenere un suono più ricco ed efficace nel mix è possibile eseguire un Reamping, ovvero inviare il segnale acquisito in precedenza ad un amplificatore per basso mediante un apposito collegamento, predisporre i microfoni e registrare il suono emesso dagli altoparlanti. Questo processo è il nostro preferito e, onestamente, conserva in sé anche un po’ di nobiltà. Esistono anche altre tecniche per ottenere lo stesso tipo di risultato, come l’utilizzo di simulatori di amplificatori oppure di distorsioni armoniche opportunamente miscelate al suono originale.

Originale:

Processato:

  • Come si sente dal primo audio qui sotto, la ripresa di prossimità, nonostante sia utilizzata come soluzione a problematiche di ambiente, può portare con se delle spiacevoli conseguenze, ovvero un’eccessiva enfatizzazione delle basse frequenze, causata da quello che viene appunto nominato effetto prossimità. Durante il mix una buona gestione del low end permette di rendere più definito il suono di ciascuno strumento, evitando il mascheramento e la concentrazione di eccessiva energia sulle basse frequenze.

Sulle nostre chitarre, dopo aver equilibrato la parte bassa, ci sembrava che il suono fosse ancora un po’ troppo scuro. Per renderlo più aperto abbiamo recuperato armoniche usando un harmonic exciter.

Se necessario, un buon denoiser aiuta sempre laddove ci siano fastidiosi rumori di fondo!

Originale:

Processato:

  • Una problematica che si può riscontrare sulla batteria è una scarsa simmetria degli overhead, ovvero i microfoni dedicati alla ripresa dei piatti e del kit nel suo insieme. Nel primo audio qui di seguito la cassa ha una posizione abbastanza centrale, mentre il rullante è decentrato verso destra. Di per sé come posizione sarebbe ragionevole, soprattutto pensando a come solitamente vengono disposti gli elementi che compongono il kit, ma in fase di ripresa dovrebbe essere compensata da un adeguato posizionamento dei microfoni per fare in modo che, sia la cassa che il rullante, possano risultare centrali così come vuole la tradizione dei mix pop e rock. In questo caso, quindi, abbiamo dovuto restringere e ricentrare l’immagine stereofonica degli overhead, nonché filtrarne la parte bassa, per fare in modo che sia cassa che rullante risultino il più possibile centrali. Questa posizione nel complesso poi verrà definita più compiutamente una volta aggiunto il suono proveniente dai microfoni dedicati alla ripresa di ciascuno di questi elementi.

Originale:

Processato:

Mix finale:

Dopo questi step intermedi nei quali vi abbiamo mostrato, o meglio fatto sentire, quali accorgimenti si possono applicare in fase di mix, vi forniamo un ascolto complessivo così da poter comprendere davvero fino a dove si può arrivare partendo da una registrazione fatta a casa. Ovviamente non vi possiamo svelare tutti i segreti, effetti e magie fatte sulle tracce, ma se volete venire a trovarci saremo ben felici di lavorare al massimo anche per il vostro disco! 😉

Originale:

Processato:

 

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