L’evoluzione della batteria in poco più di un secolo

Pochi strumenti musicali possono vantarsi di aver avuto un’evoluzione così repentina come la batteria, un’evoluzione che ha radicalmente cambiato sia la forma dello strumento sia l’approccio con cui viene suonata. Ed è proprio sulle modalità di esecuzione che mi vorrei soffermare.

Inizialmente la batteria accompagnava i brani in maniera molto timida su rullante e wood block, dobbiamo quindi aspettare gli anni 30-40 del ‘900 per cominciare a vedere i primi virtuosismi. Spostando il baricentro dell’accompagnamento sul ride e i piatti in generale che mantenevano l’ostinato scandito dalla cassa, il rullante colorava seguendo gli accenti dei fraseggi melodici e i tom fungevano da variazioni timbriche degli accenti. Non posso non citare Max Roach e Gene Krupa come i simboli di questa nuova fase. L’arrivo di Elvin Jones contribuì poi a contaminare la batteria con ritmi africani, dando vita a nuovi groove e nuove tecniche. Da qui in poi l’evoluzione divenne estremamente rapida.

Il rock sposta ancora il baricentro del ritmo e la cassa si distacca dal ruolo di semplice ostinato e diventa un elemento di spicco; velocità e potenza sono le parole d’ordine. John Bonham e Ian Paice sono le due colonne che rappresentano appieno questa fase.

Con l’arrivo di Billy Cobham e l’album Spectrum incomincia il Rinascimento della batteria nonché la nascita della Fusion. Da semplice accompagnatore, il batterista diviene parte integrante del brano con fill, incastri e groove studiati matematicamente, divenendo quasi più importanti rispetto al tema melodico; senza contare il fatto che Billy ha alzato l’asticella della preparazione tecnica a livelli che sino ad allora erano impensabili.

Questa nuova ventata di freschezza portò all’attenzione del vasto pubblico la musica colta e una maggiore diffusione del Progressive Rock, i canoni batteristici vennero portati all’estremo dando vita a un’intensa ricerca sonora e ritmica. Figlia di questa filosofia è la Black Page di Frank Zappa, che considero la composizione batteristica più bella della storia. In questo periodo la batteria divenne un vero e proprio strumento melodico.

Negli anni ’80, con l’avvento dell’Hard Rock e del Metal, la potenza e la velocità aumentano e l’utilizzo della cassa diviene sempre più persistente grazie anche all’avvento del doppio pedale (con Dave Lombardo come uno dei massimi esponenti). Parallelamente a ciò la ricerca sonora continuava anche grazie alla nascita delle batterie elettroniche Simmons; Bill Bruford fu un pioniere e le integrò nel suo set acustico, arrivando addirittura a sostituirlo. Invito chi non lo conoscesse a fare una ricerca su questo grande batterista, forse il più grande innovatore dello strumento.

Bill Bruford

Dopo gli anni ’80 abbiamo uno spostamento dell’asticella sempre più in alto grazie a personaggi come Mike Portnoy, che oltre a un drumming esplosivo e creativo dimostra come la batteria pensata melodicamente possa portare a soluzioni inconcepibili. Successivamente troviamo Danny Carey, colui che più di tutti ha saputo sintetizzare la storia dello strumento, portando al massimo la preparazione tecnica e la sperimentazione sonora con un massiccio utilizzo di un setup ibrido.

Detto questo non resta che chiedersi: quale sarà la nuova frontiera? Io un’idea ce l’avrei…

PS. Se vuoi approfondire l’argomento partecipa al workshop dedicato che si terrà presso lo studio di registrazione AltreFrequenze di Brescia!


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Una risposta a “L’evoluzione della batteria in poco più di un secolo”

  1. Articolo interessante, hai citato grandi batteristi, tutti loro, con stile personale, creatività, hanno contribuito allo sviluppo di questo strumento straordinario.

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