Sei sicuro di fare musica originale?

Da sempre l’uomo cerca di distinguersi.

Che si parli di musica o di qualsiasi altro settore, ogni individuo lavora in funzione del fare la differenza. E meno male. Alcune delle persone che hanno cambiato il mondo ci sono riuscite soltanto inseguendo il proprio sogno di un futuro migliore. Certo, qualcuno è anche meno ambizioso ma, nel suo piccolo, sa di essere speciale.

Nel settore discografico sono numerose le icone che hanno fatto la storia, per un motivo o per l’altro: quando parli di Rock non puoi non citare Elvis Presley, quando parli di Reggae non puoi non citare Bob Marley e quando parli di Hip Hop non puoi non citare DJ Kool Herc.

Elvis Presley

Va sottolineato, però, che spesso il “fare la differenza” non sfocia propriamente in comportamenti originali e, infatti, uno dei problemi del mondo musicale risiede proprio qui: la maggior parte delle persone che si dedica alla musica non fa altro che prendere in mano uno strumento (già visto in mano a qualcun altro) e suonare qualcosa (che è, in qualche modo, già stato suonato da qualcun altro). Insomma, in che percentuale gli aspiranti artisti con l’atteggiamento da incompresi (e a volte nemmeno troppo aspiranti) emulano cose già fatte in passato? Si potrebbe dire che l’85% della musica che abbiamo sentito in tutta la nostra vita sia nata dall’idea di quei pochi precursori che, per il loro tempo, furono rivoluzionari?

La storia sforna un artista come Jimi Hendrix e quanti milioni di band nascono sulle sue orme? Eminem: quanti milioni di rapper sono cresciuti a sua immagine e somiglianza? Bob Marley, quanti milioni?

Non serve sottolineare che l’emulazione è parte fondamentale dell’essere umano, abbiamo perfino dei neuroni dedicati alla simulazione di ciò che vediamo, chiamati appunto neuroni specchio. Senza di quelli non sbadiglieremmo guardando qualcuno sbadigliare, non proveremmo gran parte dell’empatia e non saremmo tanto influenzati dal comportamento altrui.

Ok, è biologia, non c’è nulla di male.

Il discorso stride un po’ quando questo concetto influenza qualcosa, come la musica, che dovrebbe essere (almeno per antonomasia) l’espressione massima dell’artista e, in quanto tale, autentica, unica e inimitabile.

Non è che, forse, dovremmo iniziare a distinguere la musica in quanto espressione artistica dalla musica in quanto prodotto discografico? Insomma: se la discografia pubblicasse solo “cose” da ascoltare, ci sarebbero ugualmente cosi tanti fans appassionati di musica ed altrettanti aspiranti artisti?

La risposta la lasciamo a voi perchè, onestamente, noi non la sappiamo. Forse il cervello umano troverebbe altre fonti di ispirazione e la musica, in quanto tale, fungerebbe da piacevole sottofondo per lo joga. Oppure potrebbe essere sfruttata per aumentare la produttività nel settore siderurgico. Difficile a dirsi.

Sappiamo per certo, però, che negli anni 50 andava di moda il Rock’n’roll ed i giovani ribelli iniziarono ad emulare Presley e Berry. Poi è stato il momento della British Invasion ed i ribelli emulavano i Beatles e gli Stones. Poi è stato il momento dell’Hip Hop ed i ribelli emulavano i Run-DMC. Oggi il mainstream è Trap e di conseguenza i ribelli possono emulare i propri idoli con estrema facilità: non serve saper suonare uno strumento,  né saper fare basi musicali, né saper cantare. Anzi, se lo dichiari apertamente vieni ancora più apprezzato, perché tu puoi e gli altri no.

Esatto, quel “io posso e gli altri no” che tanto sta a cuore a noi umani. Che tanto viene ricercato dagli adolescenti (apertamente) e dagli adulti (meno apertamente). Ma a volte viene da chiedersi: la vita è tutta una gara a chi la fa più lontano? Fare qualche altra gara invece di quelle che non fanno progredire l’umanità? Insomma, riportando il focus sulla musica, la domanda sorge spontanea: quale sarà il prossimo passo? Emulare quel tipo che canta e balla, in silenzio?

Ah già, a questo punto ci siamo già arrivati. Aspettiamo che venga assegnato il Disco d’Oro per i musical.ly allora.

 

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