5 classici errori di registrazione in home studio.

Ok, ormai la musica si può fare ovunque, basta un computer e una scheda audio ed il gioco è fatto (siamo quasi stufi di sentirlo dire). Si può registrare bene, sia a casa che in esterna, comporre bene, sia con una tastiera midi che con i tasti del pc, ascoltare bene (grazie al dogma “ho speso 2500 euro di casse, ora le metto in taverna e faccio il disco d’oro”)… insomma si può fare tutto bene anche a casa, MA NON BENISSIMO! (parafrasando qualcuno che gira in radio in questo periodo).

Essì, perchè registrare non significa solo mettere un microfono davanti ad uno strumento, comporre non significa solo unire rettangolini su una griglia e per lavorare ad un certo livello non bastano delle casse expensive, serve l’ambiente adatto e una manciata di altri fattori!

Quindi, qui di seguito, cercheremo di fare chiarezza su alcuni errori che spesso vengono commessi in registrazione e lo faremo per tutti coloro che, con tanta buona volontà, hanno intenzione di incidere qualcosa a casa, magari poi commissionando ad uno studio professionale la parte di mix o di mastering (processi che risultano tanto efficaci quanto è migliore l’incisione iniziale).

 

Per una registrazione in home studio (attrezzato o meno) non si può non prestare attenzione a:

  • AMBIENTE DI RIPRESA: le caratteristiche originali del suono da riprendere sono fondamentali. Oltre al suono emesso dalla sorgente, dobbiamo considerare anche la risposta dell’ambiente in cui viene generato, il suono della stanza, il riverbero. Se l’ambiente non è stato trattato acusticamente, il suo riverbero e le sue risonanze potrebbero compromettere il suono ripreso, in modo tale da rendere molto difficile la correzione di questi difetti in fase di mix. Bisogna inoltre considerare eventuali rumori ambientali che potrebbero essere catturati insieme alla sorgente, ad esempio il rumore della ventola del computer con il quale stiamo registrando.

  • POSIZIONE DEL MICROFONO: per ridurre al minimo le problematiche appena illustrate è pratica diffusa svolgere riprese posizionando il microfono molto vicino alla sorgente. Questo può comportare alcune spiacevoli conseguenze, come un marcato effetto prossimità (ovvero un’enfatizzazione delle basse frequenze) che, ad esempio nella voce, può portare all’eccessiva presenza di energia sulle consonanti plosive (“P”,”B” etc).  Altra conseguenza può essere la ripresa di un suono non equilibrato dal punto di vista timbrico: spesso gli strumenti emettono un suono diverso in punti diversi della propria struttura, quindi il timbro potrebbe risultare non equilibrato nel caso in cui il microfono non sia posizionato con sufficiente accortezza. Ad esempio: la chitarra acustica emette in prevalenza frequenze medio-basse nella zona della cassa e frequenze medio-alte nella zona del manico, per cui bisognerà utilizzare un posizionamento del microfono che riesca a rappresentare queste caratteristiche in modo equilibrato.

  • REGISTRARE CON IL RIVERBERO: spesso capita di voler registrare lo strumento (in particolare chitarre e tastiere) utilizzando il riverbero presente nel setup utilizzato dal musicista, magari perché viene ritenuto già adeguato per essere utilizzato nel mix finale. Una delle problematiche che ne possono scaturire è la difficoltà di gestione nel mix stesso della presenza e della spazializzazione del suono in questione, soprattutto se il riverbero applicato risulta eccessivo. In generale è consigliabile registrare il suono senza riverbero ed in seguito ricostruirlo in fase di mix, anche, eventualmente, sulla base delle caratteristiche dell’effetto di riferimento presente nel setup di partenza del musicista.

 

  • PENSARE CHE TUTTO SI POSSA SISTEMARE DOPO: spesso si è portati a credere che qualsiasi suono possa essere modificato e migliorato in fase di mix, indipendentemente dalle sue caratteristiche iniziali. È vero, utilizzando gli strumenti adeguati si ha un discreto margine di manovra, ma per ottenere un ottimo suono finale la fase di ripresa è fondamentale. In essa bisogna innanzitutto scegliere lo strumento adeguato per la parte da registrare e verificarne la corretta accordatura. In seguito va curato con attenzione il microfonaggio per ottenere fin da subito un suono che sia il più possibile vicino a quello che vorremo utilizzare nella fase di mix. Non tutti i difetti sono completamente correggibili: forse un suono compromesso potrebbe risultare “ok” a fine lavoro, ma essere comunque molto lontano da quello ottenibile con una ripresa più adeguata.

 

  • SELEZIONE DELLE TAKE: molto importante per la buona riuscita di un prodotto è anche la selezione delle take da utilizzare. A volte si valuta esclusivamente la correttezza dal punto di vista dell’intonazione o del tempo, ma vengono tralasciati altri aspetti importanti come la dinamica, il mood della performance, la coerenza dell’esecuzione quando vengono montate take diverse. Anche semplicemente come e dove viene eseguito un taglio può determinare quanto poi “funzionerà” quella singola traccia nel mix finale.

 

 

Insomma, concludendo,  l’evoluzione del settore digitale ha permesso al settore discografico di svilupparsi in funzione della self-production. Cerchiamo di acquisire un po di sano know-how per far si che studi pro e home studio possano cooperare nel miglior modo possibile.

 

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