Ecco perché i dischi non si fanno in casa

Mauro Pagani (polistrumentista, compositore, titolare dello studio “Officine Meccaniche” di Milano), in un’intervista a Videoradio Channel, a proposito della discografia moderna dice: “se si produce merce nata per durare poco e pensata per un mercato effimero, durerà poco e non rimarrà”. Noi aggiungiamo, con rispettosa cautela, che di solito la durata è di meno di un anno.

Mauro Pagani

Con queste poche parole, un’icona della musica italiana, riassume ciò che ormai risulta palese nel panorama discografico e, senza nascondere una crescente preoccupazione, potremmo dire che noi tutti operatori del settore avvertiamo il dovere di fare qualcosa prima che sia irrimediabilmente troppo tardi. Ma cosa può essere fatto?

Le etichette (emergenti e major) oggi si prefissano l’obiettivo di lavorare SOLO con progetti che abbiamo carattere e qualità, e dopo qualche mese il primo lavoro viene concluso con un “beh dai ci sta, non è poi così male”. False promesse iniziali o semplicemente illusioni da settore in caduta libera? Non sappiamo la risposta ma di sicuro sappiamo che la maggior parte dei musicisti oggi sceglie di sviluppare i propri progetti discografici in autonomia, cercando qualcuno che gli presti lo studiolo in taverna (tutto sommato attrezzato) e qualcun altro che gli giri il contatto di quel tale che lavora in un’agenzia di comunicazione.. obiettivo: 100000 visualizzazioni su youtube che porteranno ovviamente ad almeno 10 date distribuite sul territorio nazionale. No. Prima bisogna pagare lo studio pro per farsi fare il mastering (“pagherò più per il mastering che per tutto il processo rec + mix ma almeno suonerà bene” cit.) e poi bisognerà pagare l’agenzia che presenterà il nuovo disco con 1000 mail x 1000 euro.

“Ok, ora ho un album e sono un professionista.” No, ancora.

[Che poi… c’è questo genere emergente chiamato Trap (emergente per modo di dire dato che nasce negli anni ’90 in USA) che pare essere molto apprezzato dai teenager. Va beh, non saprei come continuare questo commento… facciamo così: ascoltate un pò di roba su Spotify, guardate i numeri che fanno e vedrete che il commento vi nascerà spontaneo dal cuore. Spoiler: le voci sono la componente migliore.]

Ma tornando a noi.. in quanti sanno che ruolo ha, nel dettaglio, un arrangiatore? In quanti conoscono a fondo le responsabilità di un produttore artistico?

Noi abbiamo parlato con Franco Testa, bassista e compositore (tra i tanti ha lavorato con Celentano, Mina, De Gregori), nonché assiduo frequentatore di studi di registrazione di qualità per progetti di qualità, e non ci è voluto molto per capire che il livello sul quale si costruiva la musica fino a qualche anno fa era semplicemente un altro.

Alcuni dei lavori di Franco Testa

“Si, nella storia gli One-Hit Wonder (così nell’industria musicale viene definito un artista o un gruppo noto al grande pubblico per un solo singolo) sono esistiti, ma si tratta di fenomeni rari tanto quanto lo è una vincita alla lotteria, un colpo fortunato insomma..

Eh già, siamo d’accordo, insomma non vogliamo sparare a zero su tutti i grandi artisti che, nella loro semestrale carriera,  hanno fatto la hit trimestrale dell’estate, però insomma un pò di modestia… gli Artisti sono altri.

Tra le cose che più ci hanno colpito è stato il netto contrasto tra le 5k parole spese sulla discografia da 10k autori improvvisati ogni giorno, rispetto alle 5 parole spese da Franco: “nel processo di produzione di un brano c’è la dittatura, il produttore artistico interpreta, l’arrangiatore compone, il musicista esegue. Punto. Si va bene poi si è tutti amici quindi qualche confronto c’è, ma non si discute mai, i ruoli sono definiti molto chiaramente“.

Essì, è questo il mondo discografico pro, e per fortuna! Stavamo iniziando a pensare che non servisse più studiare armonia e composizione, pare che agli artisti di oggi le hit vengano tra una cocktail e l’altro. Notare che la a è ancora minuscola.

Franco Testa con Gino Paoli

Tornando a cose serie, abbiamo chiesto a Franco: “Cosa fa la differenza in un brano? Cosa lo rende evergreen?”, e lui risponde: “Tutto l’insieme dei suoi componenti, come in tutte le cose fatte a regola d’arte. Prendendo l’esempio di una batteria, è importante la qualità dello strumento (fusti, accordatura, pelli, piatti e bacchette), è importante come viene suonata (la mano del batterista e il buon gusto insomma) ed è importante la struttura del brano (intro, outro, strofe, ritornelli, composizione sonora e arrangiamenti). Se pecca una di queste cose, anche le altre saranno penalizzate. Certo un disco porterà sempre con sé le sonorità caratteristiche del periodo in cui è stato prodotto, ma solo curando tutto, e bene, si ottengono contenuti senza data di scadenza.”

Franco Testa al contrabbasso

Concludendo, è l’industria musicale in declino o sono gli artisti veri che mancano? Beh è vero sia che le case discografiche chiedono una certa cosa per consumarla più facilmente e velocemente, ed anche che dal punto di vista artistico siamo in un periodo culturale povero, fatto di contenuti per lo più effimeri. C’è dell’ironia certo, l’Arte è arte, come si può definirla effimera se è frutto dell’emozione umana?

 

Beh in ogni caso volevamo schiarire le idee dei più novelli nel settore, che probabilmente vedono il “successo” talmente a portata di mano (tra social, talent, youtube etc) da potersi fare delle idee sbagliate. Per fare un disco che duri nel tempo (ed evitare la svendita personale di fine carriera+depressione annessa) serve consapevolezza e la professionalità di diverse persone, ognuna con competenze specifiche ed esperienza. Sappiamo anche che da qualche parte bisognerà pur iniziare, quindi ben vengano gli artisti emergenti, ma almeno con le idee chiare.

 

1brano x 2mix = 2brani

 

“In occasione del ventesimo anno di pubblicazione dell’album “Nevermind”‘ dei NIRVANA, la Universal Music  presenta una re-release che conterrà materiale mai sentito prima come b-side, mix alternativi, sessioni radio, rarità in studio e registrazioni dal vivo e un intero concerto tenuto a Seattle nel 1991.”

Ecco la versione originale di “Smells like teen spirit”, ed ecco quella  alternativa !

Con questo incipit hanno aperto, ormai qualche anno fa (precisamente nel 2011), diverse riviste musicali e siti dedicati al grunge (ma non solo), palesando tra le righe qualcosa che spesso viene dato per scontato. Non sappiamo quanti di voi lettori abbiano mai ascoltato questa re-release dei Nirvana, ma vi assicuriamo che le differenze tra l’originale e il mix alternativo sono rilevanti. Da ciò abbiamo preso spunto ed abbiamo deciso di mostrare, in questo articolo, come sia possibile cambiare l’impatto di un brano adottando alcuni accorgimenti semplici, e molto efficaci, durante il mix.

Prenderemo in analisi due diversi mix del brano “Il mondo dei pensieri” dall’album Il Corponauta del gruppo prog Il Paradiso degli Orchi, realizzati da due fonici diversi (rispettivamente Giorgio Reboldi dello studio AltreFrequenze di Brescia e Roberto Vigo dello studio Zerodieci di Genova – ringraziamo entrambi per la collaborazione).

 

MIX 1

Questa versione del brano è stata mixata in modalità ibrida analogico/digitale, svolgendo parte del processamento su Pro Tools e parte con outboard e banco analogico. Per rendere più strong il brano è stato privilegiato l’impatto sonoro rispetto alla definizione dei singoli suoni. In generale si è lavorato con attenzione sui suoni distorti, valorizzandoli o addirittura distorcendo elementi che originariamente non lo erano. In questa versione sono state enfatizzate le chitarre soprattutto nella parte media, saturati la voce e il basso con un overdrive e valorizzato il solo di synth durante lo strumentale (sia nell’equalizzazione che nel livello) per la sua caratteristica di aggressività. Per ottenere la sonorità desiderata è stata inserita un’ulteriore distorsione parallela sul master per arricchirlo di armoniche.

 

MIX 2

Il mix si presenta nitido e preciso, con suoni che occupano uno spazio ben definito e la voce risulta chiara e leggermente in fuori rispetto alla componente strumentale (come spesso accade nei mix “all’italiana”). Abbiamo quindi una voce “più avanti” e arricchita da un effetto di modulazione, i piatti della batteria sono più chiari e nel timbro dei tom è stato valorizzato l’attacco. Le chitarre hanno un’enfasi maggiore sulle frequenze medio alte che ne valorizza la componente più pulita, facendole emergere maggiormente nella parte strumentale anche per un diverso bilanciamento rispetto al livello del synth.

 

Ecco quindi dimostrato come, con un po’  di attenzione, sensibilità e dedizione verso i dettagli, si possano confezionare brani vestendoli di abiti diversi, anche se provenienti tutti dallo stesso gomitolo. Ovviamente non esiste un mix giusto e uno sbagliato, le interpretazioni che vengono date dai fonici rispettano da un lato la loro stessa sensibilità verso quel brano o addirittura verso l’intero progetto e dall’altro le linee guida che la band ed il produttore artistico forniscono per esprimere al meglio ciò che quel prodotto vuole comunicare.

 

 

Da registrazione in home studio a mix in pro studio (esempi audio)

Nelle vesti di Studio di Registrazione Professionale capita di lavorare sia su prodotti incisi nelle nostre sale di ripresa, sia su una vasta gamma di stems (o tracce) provenienti da una vasta gamma di brutti posti nel mondo. Ovviamente noi non abbiamo paura di niente.

Partendo dal presupposto che ci sono persone del tutto in grado di fornire una registrazione fatta come si deve, bisogna essere consapevoli che sono la minoranza, e da ciò la nascita di questo articolo: daremo qualche dritta utile a far un buon lavoro di registrazione at Home e anche una breve dimostrazione di come può diventare una traccia home dopo un trattamento pro in studio.

Registrazione

In una sala non professionale un grosso problema è rappresentato da componenti sonore indesiderate riprese dai microfoni, provenienti da risonanze e riflessioni del suono su superfici non ottimizzate acusticamente. Per quanto ricoperto da cartoni di uova, sarà comunque meglio che un ambiente sgradevole non “parli” nella vostra incisione.

Migliore è la qualità della ripresa e più semplice sarà fare un ottimo mix. Se volete approfondire l’argomento registrazione vi invito a leggere questo nostro articolo: 5 classici errori di registrazione in home studio .

 

Mix

  • Il basso viene molto spesso registrato direttamente dall’uscita dello strumento. Per ottenere un suono più ricco ed efficace nel mix è possibile eseguire un Reamping, ovvero inviare il segnale acquisito in precedenza ad un amplificatore per basso mediante un apposito collegamento, predisporre i microfoni e registrare il suono emesso dagli altoparlanti. Questo processo è il nostro preferito e, onestamente, conserva in sé anche un po’ di nobiltà. Esistono anche altre tecniche per ottenere lo stesso tipo di risultato, come l’utilizzo di simulatori di amplificatori oppure di distorsioni armoniche opportunamente miscelate al suono originale.

Originale:

Processato:

  • Come si sente dal primo audio qui sotto, la ripresa di prossimità, nonostante sia utilizzata come soluzione a problematiche di ambiente, può portare con se delle spiacevoli conseguenze, ovvero un’eccessiva enfatizzazione delle basse frequenze, causata da quello che viene appunto nominato effetto prossimità. Durante il mix una buona gestione del low end permette di rendere più definito il suono di ciascuno strumento, evitando il mascheramento e la concentrazione di eccessiva energia sulle basse frequenze.

Sulle nostre chitarre, dopo aver equilibrato la parte bassa, ci sembrava che il suono fosse ancora un po’ troppo scuro. Per renderlo più aperto abbiamo recuperato armoniche usando un harmonic exciter.

Se necessario, un buon denoiser aiuta sempre laddove ci siano fastidiosi rumori di fondo!

Originale:

Processato:

  • Una problematica che si può riscontrare sulla batteria è una scarsa simmetria degli overhead, ovvero i microfoni dedicati alla ripresa dei piatti e del kit nel suo insieme. Nel primo audio qui di seguito la cassa ha una posizione abbastanza centrale, mentre il rullante è decentrato verso destra. Di per sé come posizione sarebbe ragionevole, soprattutto pensando a come solitamente vengono disposti gli elementi che compongono il kit, ma in fase di ripresa dovrebbe essere compensata da un adeguato posizionamento dei microfoni per fare in modo che, sia la cassa che il rullante, possano risultare centrali così come vuole la tradizione dei mix pop e rock. In questo caso, quindi, abbiamo dovuto restringere e ricentrare l’immagine stereofonica degli overhead, nonché filtrarne la parte bassa, per fare in modo che sia cassa che rullante risultino il più possibile centrali. Questa posizione nel complesso poi verrà definita più compiutamente una volta aggiunto il suono proveniente dai microfoni dedicati alla ripresa di ciascuno di questi elementi.

Originale:

Processato:

Mix finale:

Dopo questi step intermedi nei quali vi abbiamo mostrato, o meglio fatto sentire, quali accorgimenti si possono applicare in fase di mix, vi forniamo un ascolto complessivo così da poter comprendere davvero fino a dove si può arrivare partendo da una registrazione fatta a casa. Ovviamente non vi possiamo svelare tutti i segreti, effetti e magie fatte sulle tracce, ma se volete venire a trovarci saremo ben felici di lavorare al massimo anche per il vostro disco! 😉

Originale:

Processato:

 

Grazie per aver letto il nostro articolo. Se hai domande o chiarimenti non esitare a contattarci, risponde il nostro fonico!!

 

5 classici errori di registrazione in home studio.

Ok, ormai la musica si può fare ovunque, basta un computer e una scheda audio ed il gioco è fatto (siamo quasi stufi di sentirlo dire). Si può registrare bene, sia a casa che in esterna, comporre bene, sia con una tastiera midi che con i tasti del pc, ascoltare bene (grazie al dogma “ho speso 2500 euro di casse, ora le metto in taverna e faccio il disco d’oro”)… insomma si può fare tutto bene anche a casa, MA NON BENISSIMO! (parafrasando qualcuno che gira in radio in questo periodo).

Essì, perchè registrare non significa solo mettere un microfono davanti ad uno strumento, comporre non significa solo unire rettangolini su una griglia e per lavorare ad un certo livello non bastano delle casse expensive, serve l’ambiente adatto e una manciata di altri fattori!

Quindi, qui di seguito, cercheremo di fare chiarezza su alcuni errori che spesso vengono commessi in registrazione e lo faremo per tutti coloro che, con tanta buona volontà, hanno intenzione di incidere qualcosa a casa, magari poi commissionando ad uno studio professionale la parte di mix o di mastering (processi che risultano tanto efficaci quanto è migliore l’incisione iniziale).

 

Per una registrazione in home studio (attrezzato o meno) non si può non prestare attenzione a:

  • AMBIENTE DI RIPRESA: le caratteristiche originali del suono da riprendere sono fondamentali. Oltre al suono emesso dalla sorgente, dobbiamo considerare anche la risposta dell’ambiente in cui viene generato, il suono della stanza, il riverbero. Se l’ambiente non è stato trattato acusticamente, il suo riverbero e le sue risonanze potrebbero compromettere il suono ripreso, in modo tale da rendere molto difficile la correzione di questi difetti in fase di mix. Bisogna inoltre considerare eventuali rumori ambientali che potrebbero essere catturati insieme alla sorgente, ad esempio il rumore della ventola del computer con il quale stiamo registrando.

  • POSIZIONE DEL MICROFONO: per ridurre al minimo le problematiche appena illustrate è pratica diffusa svolgere riprese posizionando il microfono molto vicino alla sorgente. Questo può comportare alcune spiacevoli conseguenze, come un marcato effetto prossimità (ovvero un’enfatizzazione delle basse frequenze) che, ad esempio nella voce, può portare all’eccessiva presenza di energia sulle consonanti plosive (“P”,”B” etc).  Altra conseguenza può essere la ripresa di un suono non equilibrato dal punto di vista timbrico: spesso gli strumenti emettono un suono diverso in punti diversi della propria struttura, quindi il timbro potrebbe risultare non equilibrato nel caso in cui il microfono non sia posizionato con sufficiente accortezza. Ad esempio: la chitarra acustica emette in prevalenza frequenze medio-basse nella zona della cassa e frequenze medio-alte nella zona del manico, per cui bisognerà utilizzare un posizionamento del microfono che riesca a rappresentare queste caratteristiche in modo equilibrato.

  • REGISTRARE CON IL RIVERBERO: spesso capita di voler registrare lo strumento (in particolare chitarre e tastiere) utilizzando il riverbero presente nel setup utilizzato dal musicista, magari perché viene ritenuto già adeguato per essere utilizzato nel mix finale. Una delle problematiche che ne possono scaturire è la difficoltà di gestione nel mix stesso della presenza e della spazializzazione del suono in questione, soprattutto se il riverbero applicato risulta eccessivo. In generale è consigliabile registrare il suono senza riverbero ed in seguito ricostruirlo in fase di mix, anche, eventualmente, sulla base delle caratteristiche dell’effetto di riferimento presente nel setup di partenza del musicista.

 

  • PENSARE CHE TUTTO SI POSSA SISTEMARE DOPO: spesso si è portati a credere che qualsiasi suono possa essere modificato e migliorato in fase di mix, indipendentemente dalle sue caratteristiche iniziali. È vero, utilizzando gli strumenti adeguati si ha un discreto margine di manovra, ma per ottenere un ottimo suono finale la fase di ripresa è fondamentale. In essa bisogna innanzitutto scegliere lo strumento adeguato per la parte da registrare e verificarne la corretta accordatura. In seguito va curato con attenzione il microfonaggio per ottenere fin da subito un suono che sia il più possibile vicino a quello che vorremo utilizzare nella fase di mix. Non tutti i difetti sono completamente correggibili: forse un suono compromesso potrebbe risultare “ok” a fine lavoro, ma essere comunque molto lontano da quello ottenibile con una ripresa più adeguata.

 

  • SELEZIONE DELLE TAKE: molto importante per la buona riuscita di un prodotto è anche la selezione delle take da utilizzare. A volte si valuta esclusivamente la correttezza dal punto di vista dell’intonazione o del tempo, ma vengono tralasciati altri aspetti importanti come la dinamica, il mood della performance, la coerenza dell’esecuzione quando vengono montate take diverse. Anche semplicemente come e dove viene eseguito un taglio può determinare quanto poi “funzionerà” quella singola traccia nel mix finale.

 

 

Insomma, concludendo,  l’evoluzione del settore digitale ha permesso al settore discografico di svilupparsi in funzione della self-production. Cerchiamo di acquisire un po di sano know-how per far si che studi pro e home studio possano cooperare nel miglior modo possibile.